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Nulli gli atti tributari notificati alle società estinte.

Commissione tributaria di Messina, sentenza n. 5075/2018 depositata il 17/09/2018:

“[…] L’estinzione della società di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non determina il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, […] ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente a seconda che fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali. Con specifico riferimento ai debiti tributari, occorre che sia l’iscrizione a ruolo sia a nome della società estinta, per tributi da essa non versati, che l’azione di recupero nei confronti dei soci, come co-obbligati solidali e comunque quali successori ex lege, avvenga in capo ai medesimi mediante notifica di un’autonoma cartella esattoriale loro intestata.”

Cosa significa?

Con l’estinzione di una società, i soci che erano in precedenza illimitatamente responsabili, subentrano in tutti i rapporti societari, analogamente a come avviene con il percepimento dell’eredità di un soggetto deceduto. Eventuali debiti non pagati da parte della società andranno a gravare quindi sulla singola persona fisica.

Se però i debiti vengono imputati (e notificati) non al socio ma alla società, la loro riscossione non viene ritenuta legittima.

È questo il caso di un socio accomandatario di una società messinese, estinta nel 1997. La notifica dell’iscrizione a ruolo dei debiti era stata fatta infatti direttamente alla società nel 2006, ma il socio ne era venuto a conoscenza solo nel 2016, con il ricevimento dell’intimazione di pagamento.  Essendo stata erronea l’intestazione della cartella, la stessa è stata quindi annullata, in quanto è unicamente il socio responsabile di quei debiti (e non la società, che di fatto è estinta).

Occorre quindi prestare sempre la massima attenzione ai vizi formali delle cartelle, riguardanti la loro composizione e la loro notifica.

 

 

FONTE: Fiscal Focus, 08/10/2018

Il precetto: cos’è e come funziona

Il cosiddetto precetto è un atto che il creditore deve notificare al proprio debitore prima di iniziare un’esecuzione forzata per l’espropriazione:

  • Dei beni mobili ed immobili del debitore (pignoramento mobiliare
  • Del conto in banca
  • Del quinto dello stipendio o della pensione

 

Prima di iniziare l’azione esecutiva, il creditore deve sempre provvedere prima a fare pervenire, alla residenza dell’intimato (cioè del debitore), il relativo atto di precetto. Nel caso di esecuzione forzata da parte dell’esattore erariale (cioè da parte dello Stato, non c’è bisogno di notificare il precetto prima dell’esecuzione forzata.

Il precetto viene direttamente consegnato dagli ufficiali giudiziali del tribunale consiste in una diffida scritta dall’avvocato del creditore, contenente l’intimazione ad adempiere del debitore di entro 10 giorni dal suo ricevimento (i termini dell’intimazione salgono a 90 giorni se si fa ricorso ad un avvocato). Attenzione: l’intimazione ad adempiere è valida anche se il debitore non ritira la lettera in seguito ad avviso di giacenza. Infatti, dopo 10 giorni dall’invio al debitore di una seconda raccomandata, con la quale lo si avvisa del primo tentativo di notifica non andato a buon fine, scadono i termini dell’adempimento. La conseguenza per il debitore che non ritira la raccomandata è che non solo ha lasciato decorrere i termini esecutivi, ma che non è nemmeno in grado di contestare il precetto.

 

Dopo che siano trascorsi 10 giorni dalla notifica del precetto, il creditore può procedere in via esecutiva.  Se entro i successivi 90 giorni il creditore non effettua il pignoramento del bene, ogni esecuzione forzata è invalida. Il creditore procedere alla notifica di un altro atto di precetto e fare decorrere altri 90 giorni. La notifica del precetto deve essere stata preceduta da quella del titolo, vale a dire del documento che riporta le ragioni di credito del creditore, anche se spesso possono essere notificati in un unico atto (come ad esempio nel caso di sentenze).

 

Ogni volta che il precetto sia irregolare o contenga delle somme non dovute, il debitore si può opporsi attraverso un atto di ricorso, e si inizia una vera causa. Se il debitore vuole contestare la regolarità formale del precetto, deve agire entro 20 giorni dalla notifica dello stesso; in caso contrario, se vuole contestare l’inesistenza del proprio debito e ogni altra questione relativa alla sostanza del precetto, non ha termini entro i quali agire, a meno che l’esecuzione non sia terminata.

 

 

Telemarketing, vietate le telefonate nei confronti di chi non presta il consenso

Provvedimento n° 313 del 22/5/2018

In seguito a numerose segnalazioni di consumatori per l’operato di una nota compagnia Italiana nel campo della telefonia mobile, il Garante per la Privacy aveva provveduto ad effettuare delle verifiche presso la Società, e presso alcuni partner contrattuali della stessa, al fine di accertare l’eventuale violazione della normativa in materia di privacy. La società infatti, nonostante il mancato consenso, continuava ad inviare ai clienti ed ex clienti telefonate ed sms dal contenuto promozionale nonostante gli stessi non avessero manifestato, né al momento della stipula del contratto telefonico né successivamente, il proprio consenso a ciò, o addirittura nonostante la manifesta opposizione al trattamento dei loro dati per finalità promozionali.

Nel corso degli accertamenti condotti dal Garante, è emerso che la Società non aveva conoscenza delle liste di utenze telefoniche esatte in mano ai partner terzi, che continuavano ad effettuare attività promozionali nei confronti di coloro che non erano clienti, né che la Società verificava la corrispondenza di queste liste ai requisiti legali per la lecita effettuazione di chiamate ai fini promozionali. Infatti, la Società impartiva ai partner unicamente le istruzioni per il corretto adempimento degli obblighi di legge in materia di trattamento e protezione dei dati personali, e si limitava a verificare l’operato di questi mediante l’invio di un formulario cartaceo, senza essere messa al corrente di come i partner registravano la volontà dei potenziali clienti di non essere contattati ai fini promozionali o meno.

Per rispondere alle opposizioni da parte dei consumatori, la Società si limitava a risalire (o almeno provava di farlo), al partner autore del contatto promozionale ed invitare a non contattare più il cliente.

Il Garante, dopo aver eseguito accertamenti anche presso i partner della Società, ha ravvisato nel trattamento dei dati personali eseguito da questa una violazione della normativa in materia di privacy, avendo posto in essere una pluralità di operazioni di trattamento per finalità di marketing senza il consenso degli interessati. Conseguentemente, ha disposto l’adozione da parte della Società di tutte quelle misure idonee a prevenire i contatti commerciali indesiderati.

Tale condotta omissiva da parte della Società aveva, pertanto, inciso negativamente sul diritto di autodeterminazione di quanti si erano opposti al trattamento dei dati personali, vanificando di fatto l’esercizio del loro diritto.

Inoltre, il Garante ha avuto modo di appurare che in fase di attivazione dell’utenza il contraente doveva necessariamente prestare il proprio consenso al trattamento dei dati per finalità di marketing, e il mancato consenso bloccava la procedura di attivazione: in questa maniera, il consenso non poteva che essere viziato, non risultando liberamente espresso.

Il Garante nell’esame di tale pratica ha ravvisato la violazione del principio di correttezza.

A conclusione del procedimento, quindi, il Garante ha prescritto alla Società il divieto di ulteriore utilizzo per finalità di marketing dei dati personali, relativi alle utenze, di coloro rispetto ai quali era assente un consenso liberamente manifestato.

 

Cartella notificata via PEC? Nulla se è in .pdf: attenzione a forma e procedure

Unicamente per le ditte individuali, è prevista la notifica via PEC delle cartelle di pagamento. Attenzione al formato del file in allegato: solo i file .p7m sono consentiti. Unicamente con questo formato infatti si può garantire l’integrità e l’immodificabilità del documento, cosa che non si può garantire con i file .pdf.  L’estensione .p7m identifica file sui quali è stata apposta una Forma Digitale tramite software, permettendo così di identificare l’autore della cartella.

In seguito alla sentenza n° 9464 del 09/11/17, si è stabilito che i file in estensione .pdf costituiscono solo una copia digitale dell’atto, non permettendo di affermare che tale documento sia identico all’originale.

Occorre inoltre fare attenzione alla data di consegna: per tutte le cartelle notificate via PEC prima del 1 giugno 2016, dal momento che la cartella viene notificata nella casella mail del destinatario, si aveva la presunzione giuridica della notifica della cartella da parte del ricevente (anche se di fatto non la aveva mai aperta): questo comportava una (ingiustificata) imparità di trattamento rispetto ad altri destinatari degli stessi atti. Dopo tale data, per le notifiche mezzo PEC si prevede la ricevuta telematica di consegna della comunicazione e la ricevuta di consegna del certificatore della PEC inviata al destinatario (che ha lo stesso valore della ricevuta di ritorno delle notifiche cartacee via raccomandata AR).

 

 

Antiriciclaggio, arriva il software dei commercialisti

Disponibile online (e accessibile dai siti www.commercialisti.it e https://antiriciclaggiopro.it) il software As-Sos messo a punto dal Consiglio nazionale dei commercialisti per le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. A farlo sapere lo stesso Ordine della categoria professionale, chiarendo che lo strumento informatico, «in grado di assicurare la ricezione di segnalazioni in forma anonima, è frutto del protocollo d’intesa stipulato con l’Uif (Unità di informazione finanziaria) lo scorso dicembre per consentire ai commercialisti e agli esperti contabili di adempiere all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette, previsto dalla normativa antiriciclaggio, anche attraverso il Consiglio nazionale».

Si tratta di un software di «immediato accesso ed agevole utilizzo, dotato di adeguati livelli di sicurezza», grazie al quale il Consiglio nazionale «riceverà dagli iscritti le segnalazioni di operazioni sospette e trasmetterà, in via telematica, alla Uif il testo integrale della segnalazione, privo dell’indicazione del loro nominativo, assicurando in tal modo la massima riservatezza dell’identità del segnalante» come previsto dalla legge.

Il software As-Sos provvede automaticamente a criptare i dati del segnalante e della segnalazione, consentendo al Consiglio nazionale di caricare il file contenente la segnalazione nella piattaforma predisposta dalla Uif, dalla quale riceve un messaggio di accettazione o scarto, in formato Pdf, contenente solo il protocollo rilasciato da Uif e l’Id univoco della segnalazione.

Commercialisti, in Italia farsi pagare è più difficile

Fare il commercialista in Italia è decisamente più complicato che nel resto del mondo. Tra remunerazione difficile da recuperare, ore lavorate e non fatturate, normative in continua evoluzione, pressione fiscale superiore alla media , e spinta al ribasso dei compensi (questo fenomeno è globale) i professionisti italiani si dimostrano meno ottimisti dei colleghi stranieri . Un esempio? I giorni necessari per riscuotere la parcella in Italia sono almeno 120 nel 25% dei casi, contro una media mondiale dell’8%; altrettanto disarmante il confronto sui pagamenti ottenuti entro 60 giorni: il 59% è la media mondiale, che scende al 26% nel Belpaese. Restando in tema di parcelle qual è il rapporto tra le ore lavorate e quelle effettivamente pagate, il cosiddetto Tasso di utilizzo? In Italia questo rapporto è inferiore al 60% nel 42% dei casi mentre, in media, nel mondo a farsi pagare meno del 60% delle ore lavorate sono solo il 27 % dei professionisti

Questi dati emergono dal sondaggio annuale promosso da Ifac, alla sua VI edizione, sulle tendenze e sulle esigenze degli studi dei commercialisti a livello mondiale, condotto tra ottobre e novembre del 2016 e stilato in base a 5.060 risposte (dall’Italia sono arrivati 139 questionari, meno della metà degli anni precedenti), per un totale di 164 paesi partecipanti. Tra i più partecipativi – con più di 300 risposte – ci sono India, Cina e Romania. Una fotografia della professione da cui emerge la crescente consapevolezza dell’impatto che l’innovazione tecnologica avrà sulla professione nei prossimi anni (una presa di coscienza che lo scorso anno ancora non si era registrata). Per i piccoli studi le sfide future riguardano l’aggiornamento e la ricerca di nuovi clienti; per quelli più grandi, invece, sono il ribasso dei compensi e la selezione e fidelizzazione del personale.

Comunicazioni Iva, firmato il Dpcm: proroga al 12 giugno. Commercialisti: tardiva e insufficiente

Alla fine è arrivato il «comunicato-legge» a placare le (legittime) preoccupazioni di professionisti e imprese che in queste ore si stavano interrogando sulla sorte del decreto di proroga del primo appuntamento con la comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva. Una proroga anticipata ormai dieci giorni fa ma che tardava a materializzarsi in un provvedimento “tangibile” per gli operatori preoccupati dall’avvicinarsi del termine del 31 maggio

Così ci ha pensato il Mef con una nota ufficiale a far sapere che per lo slittamento del termine a lunedì 12 giugno è già tutto fatto. «Il differimento è contenuto nel Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze – scrivono dagli uffici di via XX settembre – Il provvedimento è stato firmato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dal Presidente Paolo Gentiloni, è stato registrato dalla Corte dei Conti ed è in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale»

Manca la pubblicazione in «Gazzetta»
Dunque l’ultimo step sarà la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» (che potrebbe arrivare anche martedì 30 maggio) ma la proroga è già di fatto diventata ufficiale. Uno sospiro di sollievo per gli operatori, dunque, concentrati a fare i conti su quali dati vanno assolutamente comunicati e quali invece possono essere esclusi.

Il nuovo spesometro
Oltre all’invio dei dati delle liquidazioni con periodicità trimestrale, c’è infatti anche un altro adempimento: la trasmissione delle informazioni delle fatture ricevute ed emesse. Adempimento che solo per il 2017 il Milleproroghe ha reso semestrale, con il primo invio in scadenza il prossimo 18 settembre e il secondo a fine febbraio 2018.

Il presidente dei commercialisti Miani: proroga tardiva e insufficiente
E non si è fatta attendere la risposta del presidente dei commercialisti Massimo Miani che ha definito la proroga «tardiva e insufficiente». Secondo il numero uno del Cndcec (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti) «siamo di fronte all’ennesimo caso di una proroga che giunge, attraverso un comunicato stampa, a poco più di 48 ore dalla scadenza prefissata. Una situazione che è ormai diventata la norma nei rapporti tra amministrazione fiscale e professionisti, in aperta e costante violazione di quanto stabilito dallo Statuto del contribuente. L’incertezza sta diventando l’emblema del nostro sistema fiscale».

«Viste tutte le difficoltà che questo nuovo, ennesimo adempimento ha generato e dai commercialisti immediatamente segnalate – sotiene Miani – una proroga di soli 12 giorni appare del tutto insufficiente». Il riferimento è al fatto che «l’implementazione delle procedure per l’effettuazione del nuovo adempimento ha richiesto oltre cinque mesi di tempo, tant’è che il modello di comunicazione con le relative istruzioni e le specifiche tecniche di trasmissione telematica sono state approvate dall’agenzia delle Entrate solo il 27 marzo 2017». A suo avviso, poi, «i software di compilazione e di controllo necessari per l’invio delle comunicazioni sono stati messi a disposizione sul sito internet delle Entrate soltanto dopo la prima decade di maggio, lasciando dunque a imprese e professionisti soltanto quindici giorni di tempo a disposizione per la materiale esecuzione dell’adempimento». Non essendo “veicolabili” all’agenzia delle Entrate tramite il canale di trasmissione Entratel, « c’era bisogno di maggiore -spiega il presidente dei commercialisti – tempo a disposizione per “familiarizzare” con le nuove modalità di trasmissione telematica e per consentire ai professionisti di assolvere agli incarichi ricevuti con la dovuta diligenza professionale».

Associazioni sul piede di guerra: è il momento della protesta
«Gli impegni non rispettati ci vedono costretti a pensare a delle azioni di protesta contro un’amministrazione non rispettosa del lavoro e della dignità̀ altrui, dei cittadini e delle imprese. Mal riposta è̀stata la fiducia concessa dalle associazioni sindacali dei commercialisti alle promesse del viceministro Casero». Le associazioni dei commercialisti Adc, Aidc, Anc, Ungdcec sul piede di guerra contro il viceministro dell’Economia, Luigi Casero.

«L’elenco dei provvedimenti introdotti, assurdi e mortificanti per imprese e professionisti – continua la nota diffusa in serata – è lungo. Non solo alcuni nuovi adempimenti paiono inadeguati ad ottenere un vero recupero dell’evasione, ma l’agenzia delle Entrate si è dimostrata impreparata a riceverli. Prova ne sia il ripetutamente annunciato provvedimento di proroga dell’invio trimestrale delle comunicazioni Iva, dovuto all’inadeguatezza del sistema di ricevimento, che solo oggi, a due giorni dalla scadenza, accompagnato da delucidazioni oscure e contraddittorie, è dato per firmato e in corso di pubblicazione. Da dimenticare anche la mini rimessione nei termini dell’invio delle dichiarazioni annuali Iva (solo per quest’anno anticipate a febbraio) per malfunzionamento del sistema informatico. Ne va, purtroppo, della credibilità̀ del ministero e dell’Agenzia. Come possono, le istituzioni, pretendere il rispetto dei contribuenti se esse stesse mancano di rispetto ai cittadini? Il fisco amico è una chimera, un ossimoro. Il dialogo con il ministero si è interrotto e l’incertezza e la vaghezza sono il vessillo del sistema fiscale italiano. Passiamo a riscuotere la cambiale. E stavolta non saranno solo prove generali di mobilitazione. Siamo costretti a dare corso ad azioni. Non è più̀tempo per concessioni di fiducia, è tempo per la protesta».